(dalla pagina Facebook, EVOLUZIONE ATA – NAZIONALE)
Non servono slogan. Bastano i dati ufficiali pubblicati dallo stesso Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Da quando Giuseppe Valditara si è insediato al Ministero, nell’ottobre 2022, il numero dei posti disponibili per le assunzioni del personale ATA è aumentato in modo costante: 27.740 nel 2022/23, 29.916 nel 2023/24, 31.773 nel 2024/25 e 33.603 nel 2025/26.
Se davvero l’obiettivo fosse stato quello di rafforzare la scuola pubblica, a questo incremento avrebbe dovuto corrispondere un piano straordinario di immissioni in ruolo del personale ATA.
È accaduto esattamente il contrario.
Le immissioni in ruolo sono rimaste sostanzialmente ferme intorno alle diecimila unità annue: 10.116 nel 2022/23, 9.975 nel 2023/24, 10.336 nel 2024/25 e 10.348 nel 2025/26.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Nel 2020/21 veniva coperto il 46,4% dei posti disponibili.
Nel 2025/26 se ne copre appena il 30,8%.
In appena sei anni la capacità dello Stato di trasformare posti vacanti in lavoro stabile è crollata di oltre quindici punti percentuali.
Dietro questi numeri ci sono decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni anno garantiscono l’apertura delle scuole, il funzionamento delle segreterie, dei laboratori, dei servizi agli alunni e la sicurezza degli edifici attraverso contratti a tempo determinato, pur occupando posti che il Ministero riconosce ufficialmente come vacanti e disponibili.
Non si tratta più di precariato. Si tratta di un fenomeno strutturale, programmato e utilizzato come ordinario strumento di gestione degli organici.
Una scelta che continua a essere perseguita nonostante la Corte di giustizia dell’Unione europea, con la decisione del 13 maggio 2026, sia nuovamente intervenuta sul ricorso reiterato ai contratti a termine nel settore scolastico.
In qualsiasi amministrazione europea, migliaia di posti vacanti coperti ogni anno dagli stessi lavoratori precari rappresenterebbero un’emergenza da risolvere. Nella scuola italiana, invece, sembrano essere diventati la normalità.
E come se questo non bastasse, dal prossimo anno scolastico 2026/27 il Governo ha previsto un ulteriore taglio di 2.174 collaboratori scolastici negli istituti secondari di secondo grado.
Una decisione incomprensibile.
Da una parte si alimenta il dibattito sulla sicurezza nelle scuole, arrivando perfino a discutere dell’introduzione di metal detector dopo i gravi episodi di cronaca degli ultimi mesi.
Dall’altra si riduce il personale che ogni giorno garantisce il presidio degli edifici, la vigilanza sugli studenti, il controllo degli accessi, l’assistenza alle persone più fragili e il funzionamento quotidiano delle istituzioni scolastiche.
È una contraddizione che non può essere nascosta dietro la propaganda governativa.
L’impressione che emerge dall’analisi dei dati ufficiali è che il personale ATA venga considerato una semplice voce di bilancio anziché una risorsa indispensabile per garantire il diritto allo studio.
I numeri raccontano una politica nella quale aumentano i posti vacanti, diminuiscono le percentuali di copertura, cresce il ricorso al precariato e si annunciano nuovi tagli agli organici.
Questa si chiama strategia di contenimento della spesa, elevata all’ennesima potenza.
Ed è impossibile non rilevare il contrasto tra queste scelte e il dibattito nazionale che accompagna l’aumento delle risorse destinate ad altri comparti dello Stato, compresa la difesa. Ogni Governo ha il diritto di stabilire le proprie priorità di bilancio. Ma ha anche il dovere di assumersene la responsabilità politica. E i dati dimostrano che la scuola, e in particolare il personale ATA, in quasi quattro anni di governo non è stata posta al centro di queste priorità.
E mentre il personale ATA continua a pagare il prezzo di una politica che privilegia il precariato alle immissioni in ruolo, il panorama sindacale appare incapace di esprimere una risposta unitaria all’altezza della situazione.
La FLC CGIL Nazionale ha promosso una campagna di protesta invitando i lavoratori a inviare una mail al Ministro e alla UE.
Un’iniziativa certamente legittima, ma che appare modesta rispetto alla gravità del problema.
CISL Scuola e SNALS Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori Scuola, dopo la pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea del 13 maggio 2026, non hanno sviluppato alcuna iniziativa pubblica di pari rilievo sul tema del precariato ATA, nonostante la portata della decisione meritasse un confronto ampio e iniziative incisive.
La UIL Scuola continua a privilegiare il confronto istituzionale con il Ministero e il Governo. È una scelta sindacale legittima, ma i risultati, almeno sul piano delle immissioni in ruolo e della riduzione del precariato ATA, non sembrano emergere dai dati ufficiali.
ANIEF Associazione Nazionale Insegnanti E Formatori, da parte sua, mantiene l’attenzione sul tema esclusivamente attraverso una costante pubblicazione di contenuti su Facebook.
Tuttavia, anche in questo caso, il quadro complessivo non cambia: il precariato continua ad aumentare e le immissioni in ruolo restano largamente insufficienti.
La verità è che i lavoratori ATA non hanno bisogno di assistere alla competizione tra sigle sindacali. Hanno bisogno di risultati.
Quando i posti disponibili crescono, le assunzioni restano ferme e migliaia di lavoratori continuano a garantire il funzionamento delle scuole attraverso contratti precari, il problema non è più quale sindacato abbia ragione. Il problema è che nessuno, finora, è riuscito a cambiare davvero le scelte del Governo.
E questo dovrebbe interrogare tutti: il Ministero, certamente. Ma anche gli stessi sindacati.
Noi di EVOLUZIONE ATA – NAZIONALE rifiutiamo questa impostazione.
Chiediamo un piano straordinario di assunzioni che consenta di coprire integralmente tutti i posti effettivamente disponibili, il superamento definitivo del precariato storico e il rispetto dei principi affermati dalla giurisprudenza europea.
Perché una scuola che risparmia sul personale amministrativo, tecnico e ausiliario non sta diventando più efficiente.
Sta semplicemente diventando più fragile.
E un Paese che considera la scuola un costo anziché un investimento finisce inevitabilmente per pagare un prezzo molto più alto di qualsiasi risparmio contabile.
Le elezioni politiche del 2027 si avvicinano e, con esse, l’ultima legge di bilancio della legislatura. Sarà l’ultima occasione per il Governo di dimostrare, con scelte concrete e risorse adeguate, di voler invertire una tendenza che i dati ufficiali fotografano con chiarezza: meno immissioni in ruolo, più precariato e organici sempre più insufficienti.
Se anche questa opportunità dovesse essere mancata, il bilancio di questa legislatura sul personale ATA difficilmente potrà essere considerato positivo.


