C’è una storia che torna ogni anno, a settembre, sulla spiaggia del Lido Spineta di Battipaglia. È quella dell’Operazione Avalanche, lo sbarco alleato del 9 settembre 1943 che segnò profondamente il territorio salernitano.Proprio il 9 settembre, l’Associazione MUBAT promuove la commemorazione al Commonwealth War Cemetery insieme ai Comuni firmatari del protocollo per la valorizzazione della memoria dell’Operazione Avalanche.

Il 12 settembre, invece, i luoghi dello sbarco tornano a essere teatro di una rievocazione storica patrocinata da MiC – Ministero della Cultura, Regione Campania e Comune di Battipaglia e realizzata con le associazioni Noi Soldati al fronte 43-45, Kubel 1943, Gustav Line e 31° Siena Living History Group.Due appuntamenti che rientrano nell’evento di Public History “Radio Onda”, dedicato all’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, dove narrazione storica e rievocazione si incontrano attraverso la voce dell’attrice Simona De Vita, l’Orchestra di Fiati del Liceo Musicale “Alfano I” di Salerno e il corpo di ballo del Festival Internazionale della Danza, con coreografie curate dal Maestro Fabio Raspanti.Ma l’Avalanche Day è molto più di una rievocazione. Negli anni, MUBAT ha costruito attorno alla memoria dell’Operazione Avalanche un vero e proprio programma culturale permanente, dedicato alla storia del territorio campano e al percorso che, dagli eventi del 1943, condusse alla Liberazione e alla nascita della Repubblica Italiana.Un progetto di Public History che mette in dialogo ricerca storica, divulgazione, formazione, arte, innovazione digitale e partecipazione giovanile, coinvolgendo scuole, università, istituzioni, associazioni, ricercatori e comunità locali. Perché conoscere la propria storia significa anche sviluppare una maggiore consapevolezza del luogo in cui si vive e del patrimonio di cui si è parte.Nel solo 2026 sono stati coinvolti oltre 300 studenti in attività scolastiche, formative e laboratoriali, mentre almeno 15 studenti universitari hanno svolto tirocini curriculari da 150 ore, confrontandosi con attività di ricerca storica, catalogazione, digitalizzazione, organizzazione di eventi e comunicazione culturale.È soprattutto nelle scuole che il progetto trova una delle sue espressioni più significative. Fonti, testimonianze, mostre e strumenti digitali diventano strumenti per affrontare la memoria civile e la storia contemporanea, collegando la dimensione locale ai temi più ampi della cittadinanza democratica. Tra le iniziative realizzate nel 2026 c’è anche la mostra-narrazione “Ida e le Altre”, dedicata alle donne coinvolte nei tragici eventi che segnarono Battipaglia, insieme alle attività rivolte agli studenti di diversi istituti del territorio.Il rapporto con le nuove generazioni passa anche attraverso un altro linguaggio: quello della tecnologia.MUBAT porta gli studenti nel mondo delle Digital Humanities, mostrando come gli strumenti digitali possano contribuire a conservare, studiare e raccontare il patrimonio culturale.Tra i progetti più significativi c’è la realizzazione del primo “Lessico delle Donne nella Seconda Guerra Mondiale”, sviluppato attraverso tecniche di NLP e intelligenza artificiale in collaborazione con partner europei e costruito mettendo a confronto i contesti culturali italiano e greco.Un approccio che sintetizza bene la filosofia dell’associazione: la tecnologia non sostituisce la memoria, ma può renderla accessibile a nuovi pubblici e nuove generazioni.Negli anni, la storia di Avalanche ha così superato i confini del territorio salernitano, entrando in una rete di collaborazioni con università e istituzioni culturali italiane e internazionali.Tra i partner figurano l’Università di Versailles Saint-Quentin-en-Yvelines / Paris-Saclay, l’Università Aristotele di Salonicco, il CDEC di Milano, l’Università degli Studi di Salerno e Heritage Lab Italgas.A questa rete si aggiunge la partecipazione ai programmi europei Erasmus+ e CERV e al consorzio internazionale STAR URBS, che riunisce città e organizzazioni impegnate nella promozione della memoria, della cittadinanza europea e dello sviluppo culturale sostenibile.Così, una storia nata sulle coste del salernitano entra in dialogo con altre città e memorie europee.Nel settembre 2026, due giovani di Battipaglia selezionati nell’ambito del progetto parteciperanno al workshop “L’Europa sul campo: sviluppo urbano, democrazia e cultura della memoria nelle città europee”, in programma tra Leverkusen e Jülich. Nell’occasione sarà presentata anche la mostra L’Ottava Armata e Salerno, tradotta per l’occasione in lingua tedesca.È una delle immagini che meglio raccontano la direzione di MUBAT: partire dal proprio territorio per entrare in relazione con il mondo.Nella stessa prospettiva prosegue il lavoro sul Museo Digitale dello Sbarco di Salerno, con l’arricchimento delle collezioni e la traduzione dei contenuti in inglese, francese e spagnolo, per favorire la conoscenza del patrimonio storico campano anche presso il pubblico europeo.Tutto questo lavoro converge poi nei giorni in cui la storia torna nei luoghi in cui è realmente accaduta.La ricerca di MUBAT ha contribuito negli anni a riportare alla luce storie e luoghi della memoria. Tra gli episodi più recenti, il ritrovamento del Panzer IV sotto il Ponte della Speranza, alla cui identificazione l’associazione ha contribuito individuandone caratteristiche e motivazioni legate alla sua collocazione.Una vicenda che ha riacceso l’attenzione sul patrimonio storico di Battipaglia e dimostra come la ricerca sulla memoria possa continuare a produrre nuove scoperte anche a oltre ottant’anni dagli eventi.È questa, in fondo, la sfida di MUBAT: fare della memoria non qualcosa da conservare in una teca, ma qualcosa da vivere, studiare, condividere e tramandare.


