Cocaina, hashish, uno spinello e un microtelefono con SIM e due batterie sono stati sequestrati dalla Polizia Penitenziaria nel carcere di Secondigliano a un detenuto arrivato da pochi giorni dalla Puglia. Il materiale rinvenuto comprendeva più di 10 grammi di cocaina, altrettanti di hashish, uno spinello già in uso e altri grammi di pasta di hashish.«L’episodio conferma la necessità di rafforzare i controlli e dotare gli istituti penitenziari di strumenti tecnologici efficaci per contrastare l’introduzione di droga e telefoni cellulari», dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che esprime apprezzamento per il lavoro degli agenti e sollecita interventi urgenti sul fronte della sicurezza, degli organici e delle dotazioni. Sulla stessa linea Raffaele Munno, vicesegretario regionale del SAPPE per la Campania, che sottolinea come «la presenza di sostanze stupefacenti e dispositivi di comunicazione non autorizzati rappresenti una criticità da affrontare con misure concrete, maggiori risorse e sistemi di controllo adeguati».Capece richiama inoltre il ruolo della Polizia Penitenziaria nel sistema di sicurezza nazionale: «Un Paese che domanda maggiore sicurezza può contare su un Corpo la cui professionalità è ormai consolidata e insostituibile. La sfida riguarda il cuore del nostro mandato istituzionale, racchiuso nel motto Despondére spem munus nostrum: garantire e sostenere la speranza è il nostro compito, il nostro impegno e la nostra stella polare».Donato Vaia, delegato del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, il primo e più rappresentativo della Categoria, chiede “interventi tempestivi per rafforzare la sicurezza degli istituti e tutelare il personale”, ricordando che la legalità in carcere è parte integrante della sicurezza dell’intera collettività. L’episodio riaccende l’attenzione sull’efficacia dei sistemi di contrasto alle comunicazioni illecite in carcere, proprio dopo l’annuncio del sottosegretario alla Giustizia e senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni, che nei giorni scorsi aveva definito «riuscita alla perfezione» la sperimentazione dell’inibitore dei telefoni cellulari a Secondigliano, sostenendo che ai detenuti sarebbe stato impossibile trasmettere e ricevere comunicazioni attraverso dispositivi introdotti illegalmente.


